giovedì 13 settembre 2012

La paura di Montalbano - Andrea Camilleri

Cosa fa partire una indagine: un particolare che stona, fuori posto. Per es. il fatto che un muratore (presunto) albanese fosse andato dal manicure e avesse i piedi a curati. Oppure che in casa di un usuraio morto non si trovi del denaro liquido ...
E poi l'illuminazione, l'intuito: che può arrivare anche da una mangiate di fave fresche, che scrocchiano mentre le mangi.
Tre racconti brevi e tre lunghi; i racconti brevi sono uno sfizio che Camilleri si vuole prendere per esplorare nuove tipologie di racconto, per raccontare aspetti poco conosciuti e per mettere Montalbano in situazioni a lui poco usuali, come una gita in montagna (lui omo di mare).
Il racconto che da il titolo al romanzo parla della paura: in gita in montagna con Livia, Montalbano aiuta un uomo a recuperare da l'orlo di un precipizio la moglie. Questa tiene chiusi gli occhi e non li riapre nenache quando viene salvata. Chiude gli occhi per non vedere la realtà ... è l'occasione per riflettere sugli aspetti nascosti della propria mente.
La paura di Montalbano è quella di scoprire, negli abissi della psiche umana, uno specchio e di vedere, in quello, riflettere la propria immagine.
I tre racconti lunghi: il primo parla di un omicidio di uno strozzino, forse per scopo di rapina. Troppo semplice: fidandosi del suo intuito, Montalbano segue una pista diversa che lo porta al vero colpevole.
Il secondo affronta il problema delle morti bianche, sul lavoro, problema di cui non se ne parla mai abbastanza. In questo racconto avviene l'incontro-scontro tra Montalbano e un suo alter ego: il maresciallo Verruso dei carabinieri.
L'ultimo racconto è, come per "Il cane di terracotta", un'indagine nel passato.


Il link su ibs
Novembre 2004

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