giovedì 13 settembre 2012

Giancarlo De Cataldo - Teneri assassini

Sei racconti brevi ma intensi: sei storie "cattive" che potrebbere essere storie vere. Si capisce che chi ce le racconta (De Cataldo è magistrato in effetti) ha una profonda conoscenza della criminalità minore: non le grandi cosche, la camorra, ma giovani sbandati, non necessariamente provenienti da famiglie disagiate, anzi.
"Nessuno dei tre può vantare la tradizionale infanzia difficile e nemmeno precedentipenali. Ciascuno pensa di essere un tipo  posto, togo e tosto. Non delinquenti a tutti gli effetti, dunque, ma ragazzi svelti di manoin un mondo chiuso e banale. Ragazzi come tanti altri, e questa storia li ha catturati nel bel mezzo di un guado morale che rende le loro esistenze aperte a qualunque possibile esito. Potrebbero diventare mafiosi come buoni padri di famiglia .. in questo momento sono che dei balordi periferia con tanto futuro davanti e nessuna memoria alle spalle."

Leggendo questi racconti mi vengono in mente le storie raccontate nei gialli di Scerbanenco, ad es. "Venere privata". Lo stesso stile freddo ed asciutto, dove chi scrive racconta solo una storia, in modo distaccato senza giudizi. Sono gli stessi anche i "cattivi": a volte troppo ignoranti per comprendere il male delle loro azioni.


Il link su ibs
Novembre 2004

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